17/11/2003
Italia 53a!
Reporters sans frontières ha pubblicato la II classifica mondiale sulla libertà di stampa... Lo sapevate? No! nessuno ne ha parlato... Tranne Sabina Guzzanti a RaiOt dicendo, giustamente, "se ve lo dicevano mica eravamo 53esimi"?!?Ed ecco la classifica completa + alcuni link che parlano di questo! Sito ufficiale
http://www.lacaverna.it/public/collaboratori/PHPliber.htm
http://bv.diesis.it/254/servizio254.htm
di alexuniblog at 00:49:51
1 Commento
17/11/2003
RaiOt
Commento personale (e lo metto qua visto che si parla di ARMI DI DISTRAZIONE DI MASSA)... RaiOt, il nuovo programma di Sabina Guzzanti è S T U P E N D O. Fine del commento personale. Magari un giorno ne perlerò dal punto di vista semiotico o comunicativo! :DDD13/11/2003
Analisi dello spot Micra
Un'analisi semiotica dello spot della Micra di David Lynch, quella che descrive la macchina con neologismi come modtro, sigile, etc.Dal Ludic Weblog
Voilà il link!
10/11/2003
La tv nn piace agli italiani
Un sondaggio di Demoskopea rivela il malcontento del pubblico Meglio Mediaset ("migliorata") della Rai ("identica a se stessa").Fra i più insoddisfatti, i telespettatori del Nord. Dalla tv pubblica poca cultura, pochi servizi ai cittadini.
La tv non piace agli italiani "Sempre uguale, troppo trash"
ROMA 4 novembre 2003 - Sempre più stupida. O almeno, sempre più uguale a se stessa. Ed anche un po' trash. Italiani insoddisfatti della tv, sia essa Rai, Mediaset, o una rete locale. A dire il vero, sono un po' più insoddisfatti della Rai. Che si chiama servizio pubblico ma di servizi ne rende pochi agli abbonati. Almeno stando ai risultati di un sondaggio condotto da Ricerca-Demoskopea, dal quale emerge che la televisione, in generale, si distingue per la cattiva qualità della programmazione.
Ben il 62 per cento degli intervistati (un campione di 621 persone rappresentativo della popolazione) ritiene il livello della tv "basso" o "molto basso". Fra i più critici, i telespettatori del Nord. Stenta invece a decollare la pay tv, con il 23,3 per cento di abbonati.
La ricerca consente di individuare le tipologie del telespettatore scontento e di quello soddisfatto. La tv piace poco a un settentrionale (Nordovest 71,6 per cento, Nordest 75,6 per cento), laureato (80,4 per cento), che si colloca politicamente nell'area di centrosinistra (78,1 per cento) e ha un lavoro dipendente (73 per cento). Si lamenta molto meno della qualità dei programmi, invece (e parla di livello "elevato" o "molto elevato") lo spettatore con licenza elementare (45,6 per cento) o media (42,2 per cento), che abita al Sud (41,7 per cento), non lavora fuori casa (36,9 per cento) e ha almeno un figlio di età non superiore ai 18 anni (37 per cento).
La ricerca si concentra sul tenore dell'offerta televisiva degli ultimi due anni. Il campione non esprime una posizione univoca: se il 34 per cento ritiene che il livello delle trasmissioni sia "sempre uguale", il 26,9 per cento pensa che il livello dei programmi Mediaset sia "migliorato", e il 36,9 per cento che quello della Rai sia peggiorato.
E' infatti la Rai a dare i maggiori dispiaceri. E' solo il 34,3 per cento degli interpellati ad assegnare la propria preferenza alla tv pubblica, contro il 41,2 per cento che sceglie Mediaset. Ad essere maggiormente "stufi" della Rai sono i telespettatori del Nordovest (42 per cento) e del Centro (42,1 per cento), chi abita in centri con oltre 100 mila abitanti (41 per cento), ha la licenza media inferiore (40,1 per cento) o è laureato (44,6 per cento). Politicamente, questo telespettatore-tipo si colloca nell'area di centrodestra (44,5 per cento).
Mediaset piace invece ai 35-54enni (48,9 per cento), residenti al Sud (49,8 per cento), con licenza elementare o media (55 per cento), che non lavorano (46,7 per cento) e si collocano, politicamente, nell'area del centrodestra (53 per cento, a fronte di un giudizio molto critico tra gli intervistati di centrosinistra, il 67,8 per cento dei quali valuta il livello delle trasmissioni Mediaset "basso" o "molto basso").
Il problema è nei contenuti. Perché secondo il 51 per cento degli intervistati, è lì che dovrebbe riflettersi la distinzione fra tv pubblica e tv commerciale. La Rai, dicono gli interpellati, dovrebbe puntare di più sui programmi culturali ed educativi, dare maggiore spazio all'informazione relativa ai servizi sociali, trasmettere meno pubblicità, fornire più informazione in generale, non mandare in onda programmi violenti e dare più spazio alle realtà locali.
Nonostante il livello di soddisfazione verso la tv generalista in chiaro sia scarso, la pay tv non riscuote ancora grande successo. Solo il 23,3 per cento del campione possiede un abbonamento e, fra coloro che non ce l'hanno, soltanto il 7 per cento dichiara di volerne sottoscrivere uno nei prossimi sei mesi.
10/11/2003
Tv e parolacce
Un'indagine rivela la presenza in video di volgarità ad ogni ora Al primo posto i programmi di attualità e quelli sportivi.Gli esperti: "Bambini a rischio, controllare le fasce protette" Fra i più "corretti", Piero Angela e Maurizio Costanzo.
Tv, l'invasione del turpiloquio: una parolaccia ogni 21 minuti
ROMA 2 novembre 2003 - La parolaccia in tv è sempre in agguato. Nelle fasce protette, in ogni contenitore, ad ogni ora del giorno. Per l'esattezza, compare ogni 21 minuti. Anche se alcuni personaggi resistono strenuamente alla turpiloquio-mania, come Piero Angela o Maurizio Costanzo. Ma non solo parolacce: anche gestacci, doppi sensi ed espressioni dialettali hanno invaso il video, con conseguenze pesanti, gridano allarmati gli esperti, soprattutto sul pubblico più giovane. E' quanto risulta da un sondaggio condotto dalla società di indagini Eta Meta Research, che ha intervistato 130 esperti tra psicologi, pubblicitari e linguisti, e ha condotto un monitoraggio per individuare ogni quanti minuti viene pronunciata una parolaccia o un'espressione volgare.
Ventuno minuti, ed ecco la volgarità. Ma al pubblico non piace. E così, sette intervistati su dieci (il 73 per cento) si ribellano al linguaggio televisivo hard ed accusano: accade "per alzare l'audience". A preoccupare gli esperti sono sì "le parolacce" (58 per cento), ma anche "i gestacci" (43 per cento), le frasi piene di doppi sensi (39 per cento), e il ricorso ad "espressioni dialettali" (31 per cento). A lamentarsi delle volgarità negli sketch, e dei doppi sensi pronunciati dai comici in tv, è solo il 13 per cento.
Che le vogarità siano diffuse nell'arco di tutto il palinsesto, lo rivelano le risposte alla domanda "In che tipo di programmi ritiene essere più pericolosa la presenza di volgarità?". Gli intervistati sembrano non avere dubbi, indicando i "programmi legati all'attualità e al costume" (42 per cento), quelli "di prima serata" (27 per cento) e le "trasmissioni sportive" (24 per cento). Solo il 18 per cento ritiene pericolosi i "programmi comici e satirici" e ancora meno gli "spot pubblicitari" (16 per cento) e i telegiornali (11 per cento).
Ma veniamo agli effetti sul pubblico. Almeno, quelli potenziali. La cosa più probabile, sostiene il 43 per cento degli esperti, è che parole volgari, gestacci e insulti entrino, "sdoganati", nel linguaggio comune. C'è poi il rischio di un ulteriore impoverimento del linguaggio (28 per cento), ma anche (17 per cento) di una crescita dell'aggressività e dell'intolleranza. I più colpiti, secondo gli esperti, da questa ondata di volgarità sono i bambini e gli adolescenti, che così si "possono sentire giustificati ad avere degli atteggiamenti irrispettosi" o a "rispondere in malo modo".
Secondo la psicologa Anna Oliverio Ferraris, bisognerebbe esercitare sul linguaggio "lo stesso tipo di controllo che si esercita sulle immagini che possono o non possono essere mandate in onda in fascia protetta", quando si sa che i bambini sono davanti al piccolo schermo. E Saro Trovato, presidente di Eta Meta Research, che ha svolto l'indagine, rileva invece che "un tempo si diceva che la scuola insegnasse ai bambini le parolacce, ma ora sembra essere la televisione la vera enciclopedia della volgarità".
Dello stesso parere Marco Mignani, direttore creativo dell'agenzia pubblicitaria Euro Rscg MCM : "E' innegabile che la tv oggi sia diventata sempre più volgare, ma ancor più grave è l'effetto che può avere sui bambini".
Dalla ricerca emergono, però, anche i "personaggi anti-turpiloquio", ovvero i più politicamente corretti in quanto a linguaggio. In quanto alla Rai, al primo posto, con il 67 per cento dei consensi, Piero Angela, seguito da Virginia Sanjust di Teulada e Barbara Matera e dalle altre nuove signorine buonasera della Rai (58 per cento), e da Monica Leofreddi. Sul fronte Mediaset,si segnalano invece Maurizio Costanzo (51 per cento), ma anche il nuovo volto di Retequattro, Tessa Gelisio (43 per cento).
10/11/2003
Whispering windows
Un metallo ad altissima frequenza di vibrazioni, il Terfenolo-D, permette di far emettere suoni a pareti, vetrate, manichini. Il sistema si chiama "Whispering windows", la tecnologia è di origine militare, ma promette successo nel commercio.Attenti, quella vetrina parla e consiglia di fare acquisti
Repubblica.it 31/10/03 di Claudio Zamboni
Ormai è quasi Natale e per quest'anno dovremmo scampare il pericolo; ma già dalle prossime Feste sarà probabile fare shopping tra vetrine che sussurrano, pareti che emettono suoni, ammiccanti manichini che propinano consigli promozionali.
Tutto questo promette Etrema, società statunitense leader nella fornitura di Terfenolo-D, un metallo particolare, che trasforma qualsiasi superficie piatta in una cassa acustica, quasi fosse una bacchetta magica. Si chiama "Whispering Windows" ed è una nuova tecnologia che a quanto pare rivoluzionerà le nostre passeggiate in centro per compere.
Si tratta di due piccoli trasduttori cilindrici della misura di un disco da hockey, che, attaccati a qualsiasi superficie piatta e collegati ad un amplificatore e ad uno stereo, riescono a distribuire il suono su tutta l'area interessata, ad esempio la vetrina di un negozio.
I primi a trarne beneficio, a seguire le indicazioni di Etrema, saranno i titolari degli esercizi commerciali, che potranno utilizzare questa tecnologia per attirare l'attenzione dei passanti attraverso vetrine parlanti, veicolare la passeggiata dal marciapiede all'interno del negozio e diversificare il messaggio pubblicitario integrando, per molti articoli, un'informazione audio a quelle visive e tattili. Scene già viste in film futuristici, non ultimo "Minority Report", uscito nel 2002, in cui Tom Cruise si aggirava in un centro commerciale assalito da vetrine e lavagne luminose che lo invitavano a consumare, consumare, consumare, chiamandolo per nome.
I primi esperimenti sono già in corso negli Stati Uniti, in Giappone, in Corea e a Londra, a King's Road, dove nel centro commerciale Peter Jones sono stati installati questi nuovi strumenti sulle vetrine dei negozi, con risultati ottimi, stando alle prime dichiarazioni di Kevin Scully, uno dei manager del centro. "Dopo l'installazione di Whispering Windows il numero di persone che si fermano davanti alle vetrine è aumentato del 50%". Attualmente è in corso un test su altri centri John Lewis a Edimburgo, Glasgow, Nottingham e Londra.
L'ingrediente magico di questa tecnologia si chiama Terfenolo-D, un metallo che ha la caratteristica di reagire ai cambiamenti dell'ambiente circostante, cambiando forma fino a ventimila volte al secondo, se sottoposto a un campo magnetico. Una capacità assolutamente superiore agli altri metalli di questo tipo. L'iniziale area applicativa che ha dato vita a "Whispering Windows" è militare: le prime sperimentazioni sono state effettuate per studiare i sonar per conto della U. S. Navy.
Dalla guerra al consumo il passo è breve, a quanto sembra. A rimetterci sarà l'innocuo consumatore che potrà passeggiare tranquillo solo con dei preziosissimi tappi per le orecchie.
10/11/2003
Italiani e banche online
Dopo una partenza in sordina sono sempre di più le persone che scelgono i collegamenti via InternetOperazioni in banca online per sei milioni di famiglie italiane
La fotografia è della Banca d'Italia. Ma la telematica si diffonde soprattutto al Nord. Il Sud è ancorato alle vecchie tradizioni
ROMA 28/10/03
Sportello addio. La banca online attira sempre di più le famiglie e le imprese italiane. In un solo anno, quello passato, ben 6,5 milioni di famiglie italiane si sono collegati al computer per fare le più comuni operazioni bancarie, quasi il triplo rispetto al 2000. Bonifici, estratti conto, ordini. Un vero e proprio boom: solo due anni fa le famiglie che avevano scelto l'home banking erano poco più di due milioni. E' quasi raddoppiato anche il numero delle imprese che si sono convertite al corporate banking: erano 542.091 nel 2000, sono diventate 852.195 nel 2002.
La banca online, partita in sordina anni fa, ha dunque superato le diffidenze degli italiani ed è entrata a tutti gli effetti nelle abitudini del Belpaese. A fotografare la virata è la Banca d'Italia nel suo consueto rapporto semestrale sull'evoluzione e sull'utilizzo dei sistemi di pagamento bancari.
La rivoluzione telematica avanza dunque anche in banca, ma l'Italia rimane, anche su questo, divisa in due. E' vero che i cittadini si scoprono amanti dei pagamenti elettronici, accantonando sempre di più l'uso degli assegni a favore delle carte di credito. Ma questo non vale per tutto il Paese. A fronte di un Nord sempre più automatizzato, c'è un Centro-Sud ancora attaccato alle tradizionali modalità di pagamento allo sportello.
Più lenta la crescita delle carte di credito e debito: le prime hanno segnato dal 2000 al 2002 un incremento del 24,3% a 11.605 unità, mentre per le seconde l'aumento è stato del 15,85% per un totale di 24.527 a fronte delle 21.172 del 2000. Eppure negli ultimi 5 anni la crescita del numero di sportelli bancomat si è fatta serratissima: se nel 1997 gli Atm (Automatic Teller Machine) erano 10.196, alla fine del 2002 se ne contavano 20.745, segnando un incremento del 103,46%. Ancor più evidente il boom dei Pos (Point of Sale), che sono quasi quadruplicati (+197,16%) passando dai 275.509 del 1997 agli attuali 818.710.
Gli istituti di credito hanno investito parecchio sull'automazione anche perché oggi sul mercato c'è un nuovo competitor, le Poste spa, che in quattro anni hanno aumentato i loro sportelli automatizzati del 314,3 per cento, arrivando a contarne 28.827.
Ma se i pagamenti elettronici segnano il passo, a perdere terreno sono soprattutto gli assegni. Nel secondo trimestre 2003 sono stati utilizzati 106.662 assegni bancari, il 4,16% in meno rispetto allo stesso periodo del 2002. Più pesante la flessione degli assegni circolari: -10,76% a quota 17.889 unita, a fronte delle 20.046 di aprile-giugno 2002. Stabili invece i bonifici (+1,96% nel secondo trimestre 2003) e gli addebiti preautorizzati (+1,89%), mentre le operazioni con carte di debito su Pos sono cresciute del 6,97%.
Al Nord si privilegiano le carte, anche se gli assegni continuano a rivestire un ruolo importante. Al Centro e nel Mezzogiorno, invece, gli acquisti con le carte stentano a decollare. Sono soprattutto le regioni del nord ovest a detenere il primato nazionale con 90.210 operazioni. Fanalino di coda nazionale sono invece il sud e le isole, con solo 28.469 operazioni.